Intervista
Cinque domande al CEO.
Una conversazione sulle scelte che hanno costruito il gruppo e su quelle che lo terranno in piedi.
Qual è la visione che guida il gruppo?
Aiutare le aziende a diventare punti di riferimento nel loro settore, partendo dai dati e non dalle intuizioni. Non vendiamo consulenza: costruiamo percorsi di crescita che qualcuno deve poi eseguire, e spesso li eseguiamo insieme al cliente. Il vantaggio competitivo oggi sta nella velocità con cui ci si adatta, non nella dimensione.
Quali problemi vi vengono portati più spesso?
Trasformazione digitale, crescita internazionale, processi che non reggono più la dimensione dell'azienda. Quasi sempre l'imprenditore sa già che deve cambiare qualcosa: quello che manca è l'ordine delle mosse. Il nostro lavoro comincia lì, con una sequenza chiara e una persona responsabile per ogni passaggio.
Che ruolo ha l'intelligenza artificiale nel vostro lavoro?
Centrale, ma non nel modo in cui se ne parla di solito. La usiamo per analizzare mercati, per personalizzare la relazione con i clienti e per togliere lavoro ripetitivo dalle spalle delle persone. Il valore non è nella tecnologia in sé: è nel processo che quella tecnologia rende possibile. Un agente che lavora bene su un processo scritto male non serve a niente.
Cosa consiglia a chi vuole crescere sui mercati esteri?
Di studiare il paese prima del prodotto. Regole locali, abitudini di acquisto, chi sono davvero i concorrenti sul posto. Poi una strategia di ingresso scritta, partner scelti con criterio e una struttura che si possa correggere in corsa. Chi esporta la propria organizzazione senza adattarla di solito torna indietro dopo diciotto mesi.
Come vede i prossimi anni?
Come un periodo in cui la distanza fra chi usa bene la tecnologia e chi la subisce diventerà incolmabile. Non è una previsione originale, ma è quello che vediamo nei numeri dei nostri clienti. Continueremo a investire nelle competenze delle persone e negli strumenti che costruiamo internamente, perché è l'unico modo per restare utili.
